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Chi è Oscar Babel?

Oscar Babel è un libero pensatore e un pioniere che può diventare la voce più influente del momento. Ha soltanto ventisei anni. È alto più di un metro e ottanta. Ed è la brillantezza fatta persona. 

Non ha preconcetti né limitazioni. Ha la mente aperta. È libero, mentre tutti gli altri intorno a lui sono incatenati dall’avidità, dall’ipocrisia, dal denaro e dall’infelicità. 

Anche tu puoi essere libero. Diventa il sogno! 

Come Ryan Rees ha scoperto Oscar Babel

Ryan Rees è sempre alla ricerca di nuovi talenti, di individui da promuovere in virtù del loro eccezionale carisma e della loro personalità travolgente. Perché Ryan Rees è interessato a una sola cosa: l’eccellenza. Il suo credo potrebbe essere: «Servire la gente, nutrire la realtà». 

Ryan Rees ha scoperto la mente originale e rara di Oscar Babel in occasione di un incontro fortuito al Tapas Bar di West Kensington, a Londra, quando – nonostante il frastuono di una chitarra che suonava il flamenco – ha sentito a un tavolo accanto al suo Oscar Babel che parlava. Ryan Rees è rimasto così colpito dall’eloquenza di Oscar Babel che gli ha subito offerto i suoi servizi.

Poco dopo, Babel è apparso in un documentario sui modelli che posano per gli artisti, e poi nel talk show serale Dopo la Meditazione.  

I modi di Babel sono affabili e tranquilli, tuttavia quest’uomo ha qualcosa da dire. La sua unicità risiede nell’inclassificabilità. Non è un politico, non è un artista. È piuttosto un maestro che educa e istruisce. È quel che si potrebbe definire un messia urbano. 

Giù il cappello, signori: ecco un genio!

Dal «Times» e dal «Guardian», edizioni online

di Quentin Verrico-Smith

Il sito internet di Babel ci dice che il nostro è uno studioso del sanscrito, che ha studiato meditazione in India e nel Tibet, che è la personificazione della brillantezza. Su queste basi, il sito promette addirittura l’avvento di un nuovo messia capace di liberare le persone, di risvegliarle, ecc. Tutte cose già sentite, ovviamente – Gurdjieff, Khrisnamurti, Rajneesh: ci hanno provato tutti a risvegliare le persone, a dare una visione chiara della realtà, ad abbracciare filosofie in grado di allargare la mente. Alcuni hanno abbracciato anche delle droghe in grado di allargare la mente. È troppo presto per dire se Babel avrà sulla vita sociale di Londra un impatto che vada al di là di polemiche piuttosto stantie. Quello che posso dire, essendo stato uno dei pochi privilegiati ammessi alla visione delle “conferegini”, è che il signor Babel è, secondo me, quasi certamente un genio. Durante la proiezione della prima conferegine ho avuto una sensazione che nella vita raramente mi è capitato di sperimentare. La sensazione di essere testimone di un avvenimento storico. Ciò che queste conferegini hanno di notevole è l’utilizzo, da parte di Babel, di una forma in evoluzione – un filmato breve e privo di trama – per l’elaborazione di idee filosofiche. Chiaramente, si tratta di una filosofia aliena dallo spirito polemico, il che non sorprende, in una persona che si è formata in Oriente, dove, molto più che nella nostra belligerante e competitiva società, in cui vincere è tutto e la verità si può mettere in secondo piano, la mitezza e la passività godono di grande considerazione. E l’aspetto visivo delle conferegini offre uno spettacolo a tratti incantevole: un Oscar sfocato e sovraesposto, le labbra in primissimo piano, un paio d’occhi rapsodici, la sagoma del viso che fluttua mentre una voce melliflua sembra cantare nella colonna sonora. Tutto molto efficace e ben confezionato. Come aperitivo, ecco a voi qualche brano del pensiero di Oscar: 

«La società pretende che gli individui rinuncino alla loro ricchezza, al loro colore, appena si devono guadagnare da vivere. Ciò che è cominciato come una serie infinita di possibilità viene ridotto alla prevedibilità. Da ragazzi, siamo liberi di esprimere le nostre eccentricità e i nostri sogni. Crescendo, siamo invece costretti in sentieri e percorsi più angusti. Il nostro comportamento viene giudicato in termini di coerenza, di conformismo, di successo materiale. Questi sono certamente criteri validi, ma rappresentano soltanto una certa categoria di criteri. I più fortunati trovano uno spazio che garantisce loro la libertà di cui gli altri godono soltanto nei momenti privati – lontano dalla noia della fabbrica, dalla sterilità dell’ufficio. Gli altri entrano in una doppia vita, si mettono maschere davanti ai datori di lavoro e se le tolgono di notte. A volte la recita della commedia si svolge in armonia, ma spesso lo sforzo è troppo grande». 

Ammetto che queste osservazioni non sono poi così originali, ma non è questo il punto. Il punto è che si impongono all’ascolto, espresse come sono in un contesto originale. Sono un cinico, ma mi spingo ad affermare che quando il signor Babel farà la sua prima apparizione pubblica ci sarà grande richiesta di posti. 

Oscar Babel e la proiezione promozionale muta

Dall’«Independent» | 10 agosto 2020

di Emily Evans

Egregio Signore, Oscar Babel mi ricorda quella figura anonima nel Giardino delle delizie di Bosch che ha un fiore infilato nel didietro. Basta sostituite “fiore” con “se stesso” e si avrà un’idea più chiara della mia opinione su questa specie d’uomo. 

Rada Bhat

Trittico del Giardino delle Delizie

Brufoli e diamanti

Ieri sera in tv.

di Tom Beard

L’estate è per sua natura il periodo del corteggiamento, è vero. Ma finita l’estate si concludono anche gli amorini e gli amorazzi. Il caldo divide, è il freddo che unisce. È davvero dura star soli d’inverno. Ecco perché un programma televisivo dedicato allo spinoso argomento dell’amore cade a fagiolo proprio quando le lenzuola cominciano a essere meno accoglienti, la sera. All’amore sessuale si pensa con qualche disagio: nessuno sa definirlo di preciso, ma tutti sanno che è altamente desiderabile. L’amore sessuale è meraviglioso, ci dicono; mentre invece il sesso senza amore è vuoto. Sarà vero?

Durante la puntata inaugurale di Dopo la meditazione, il tanto strombazzato talk show serale, alcune grandi menti hanno cercato di dare una definizione dell’amore sessuale. Il gruppo di luminari comprendeva il romanziere A. S. Meredith, il critico e narratore mancato Stephen Rialto e il docente di inglese presso l’Università di Cambridge Christopher Carey, che si è presentato con la sua giacca in pelle da tipo sveglio. Nel corso di una trasmissione inaspettatamente divertente, ci sono stati alcuni episodi notevoli. Meredith ha confessato – ed è tragico – di non aver mai detto “Ti amo” a chicchessia per non incorrere nel pericolo di un fraintendimento. Carey, con una frase di un’acutezza per lui inusuale, ha osservato che la società di oggi si è orientata verso la creazione del massimo desiderio sessuale abbinato alla minima soddisfazione sessuale. Stephen Rialto ha rilevato che le contorsioni bizantine della pornografia su internet hanno avuto effetti disastrosi sulle nostre aspettative relative al partner. Nessuno di loro è però riuscito a definire con precisione il concetto di amore sessuale. Così è toccato al rappresentante dell’uomo comune convocato per l’occasione, un certo Oscar Babel, il compito di far luce sull’argomento.  È chiaro che quanto segue è stato faticosamente provato e riprovato prima della trasmissione, tuttavia quello che Babel aveva da dire merita di essere citato per intero: 

«Credo che se una persona fosse veramente innamorata, e volesse esprimere questo amore, e se l’intimità sbocciasse dal suo corpo mutando l’acqua in vino, trasformando i brufoli in diamanti e dando alla realtà della persona amata il marchio della grande arte… allora l’atto sessuale riuscirebbe a essere una rivelazione, un manifesto che ci istruisce su come la vita va vissuta. Invece, l’amore erotico viene di solito spacciato per una terra promessa, oppure visto come un pericoloso inciampo. L’amore dovrebbe stare al di là di ogni giudizio, anche se questo accade raramente. Dovrebbe essere incondizionato, ma chi è davvero capace di amare senza condizioni? Di questi tempi, l’idea di amore è legata all’imperativo della ricchezza. Ma a volte, molto di rado, l’amore si rivela davvero una favola. Quando l’amore funziona, quando funziona veramente, riesce perfino a fermare il tempo, e ogni cosa allora brilla e scintilla»

Sono discorsi fuori moda, questo è chiaro, e tuttavia li ho trovati audaci. Evidentemente, Babel ha attinto alle dottrine tantriche sulla sessualità, dandogli poi un che di originale.  Meredith ha detto a Babel che le sue osservazioni erano artificiose e vaghe, e anche gli altri hanno infierito affrettandosi a sminuire lui e il suo contributo. Forse siamo stati testimoni di una piccola epidemia di malevolenza invidiosa. Chi lo sa? Credo però che dovremmo stare attenti a questo Babel. È chiaramente destinato a qualcosa, anche se ancora non so bene a cosa. Le mie fonti dicono che posava come modello e che ha studiato per molti anni il sanscrito mentre viaggiava in Oriente. Forse questo ha qualcosa a che fare con la grandezza… Chi lo sa?

Oscar Babel e la risonanza accidentale

di Mark Maynard

Oscar Babel non è niente di che – non è un cantante, non è uno scrittore, non è un atleta, non è un attore. Pretende di essere, a modo suo, un guru – ma in cosa consisterebbe di preciso il suo insegnamento? A quale filosofia si ispira? Quale soluzione propone per i mali del mondo? Oscar Babel probabilmente verrà colpito da quella che io chiamo la sra – la Sindrome da Risonanza Accidentale. Il mio sospetto è che il soggetto sia in tutto e per tutto una non-entità, un foglio bianco che qualcun altro può riempire a forza di graffiti, sgorbi a matita, tratti di colore speculativi. Di tanto in tanto si appalesa un individuo innocuo, seppure attraente, a cui per qualche motivo la gente pare interessarsi, una volta che i media e i loro tirapiedi hanno dato la spinta iniziale. E questo individuo, cercando in ogni modo le controversie più insipide e facendo leva su presunte credenziali di anticonformismo appena sufficienti a metterlo in evidenza, riceve un’attenzione nettamente sproporzionata rispetto ai suoi meriti. Ed eccomi qui: sto anch’io aggiungendo la mia voce al chiasso generale – un altro cuoco pronto a rovinare l’arrosto. Il che mi porta al punto successivo. C’è oggigiorno un nuovo problema socio-politico che ci minaccia. È diventato impossibile commentare qualsiasi cosa, e tanto meno criticare qualcosa, senza conferirle un’importanza assolutamente spropositata. Dunque, se a qualcuno saltasse in mente di dire qualcosa su Oscar Babel, quel qualcuno farebbe meglio a tapparsi la bocca. Nell’era dell’universo digitale, abbiamo accesso alla conoscenza, all’arte e al pensiero con una facilità prima sconosciuta. Ma invece che imparare dai maestri del passato – le vere guide spirituali: Gesù, Budda – ci rivolgiamo a pensatori abborracciati, derivativi, confusionari, semplicistici. Sono sicuro che Oscar Babel avrà successo, perché corrisponde pienamente a questa descrizione. Le recenti conferenze di Babel – le “conferegini” – raggiungono un livello di assurdità e vuotezza più o meno equivalente a quello che ci si aspetta quando se ne sente il nome. Cercatene le trascrizioni in rete, se vi serve una cura per l’insonnia. 

Siamo più vulnerabili ai falsi profeti, nella nostra epoca? Credo di sì. Abbiamo dimenticato il valore del lavoro, il valore della conoscenza che lavorando si acquisisce nel tempo, della conoscenza che si sviluppa come un seme premurosamente coltivato. La formazione di un vero pensatore, d’altra parte, richiede duro lavoro. Tuttavia, noi non siamo più disposti alla fatica necessaria. Vogliamo tutto e subito, a portata di click. E in fin dei conti non abbiamo né il tempo né il desiderio di distinguere il vero dal falso. 

mark.maynard@guardian.co.uk

Essays in Evaluation www.eie.com/lit

In conclusione, cosa vediamo quando guardiamo Oscar Babel? Non vediamo forse, come direbbero i Francesi, tout le monde? In questo stanco mondo in cui ci troviamo a vivere, in questa frenesia di motoneuroni, in questo letargico generatore di immagini, nei tentacoli di questa piovra viscida, aziendalistica, violenta e distruttiva che ci divora tutti, cosa rappresenta Babel? È forse un briciolo di sostanza nel mare di alienazione che abbiamo ereditato dai nostri padri (Dio, l’arte e l’amore sono morti, lunga vita alla tv e ai cetriolini)? Ecco l’innocente come leader, il belloccio come profeta e visionario. La convergenza tra il meditativo e il pubblico, tra il confessionale e il devozionale. Naturalmente, il signor Babel è un professionista astuto e abile, non un ingenuo; e la sua brillantezza recondita, esoterica e astrusa è l’altra faccia della sua furbizia. Naturalmente, ci saranno sempre degli intellettuali. Tuttavia, riusciranno a rimanere al centro di un dibattito vibrante e vitale? Oppure tracceranno ghirigori in margine a tomi ingialliti, come topi da biblioteca qualunque? Babel, come un prometeo marlowiano, osa guardare le stelle, e nella sua magniloquenza osa essere percussivo. Ecco allora le parole vorticose delle conferegini, in costante mutazione, la loro carica tendenziosa avvolta nella lucida pellicola della moderna videoarte – un buon trucco, questo, Oscar! Presentare le tue perle più serie usando dei giochi di prestigio sensazionalistici (a cominciare dalla formula del premio Duchamp: “Il guastatore che si impone all’attenzione dei media’ e, visto che c’è, coglie l’occasione per dire cose profonde”). Ecco un cecchino che spara dalle colline, perché sa che in campo aperto sarebbe perduto. Non si indovina, in questo, un Sisifo che combatte una battaglia già perduta? (Eppure non c’è qualcosa di eroico nel tentare?) O forse un Orfeo che scende nell’Ade – l’Ade che è diventato il nostro mondo, il nostro mondo pieno di una turpitudine predatoria e perfida (che presto sarà trasformata in un film di successo). Oscar Babel sa bene che le sue percezioni costituiscono l’alfa e l’omega dell’esperienza. La neolingua marmorea della produzione di massa è l’eredità che ci spetta, così, nei limiti di ciò che è comunicabile, dobbiamo avere dei bisogni (il mondo come autostrada cronologicamente ambigua, pieno di ampi paesaggi che si distendono e per comodità esplodono). Ecco allora il canto semplice e rustico del contadino, ecco gli accenti autentici del mistico, ecco il ragazzo che è padre dell’uomo; ed ecco Babel nella sua cella/celluloide deliberatamente immaginifica che ci sfida a uscire dalle nostre maledette prigioni. 

Lucrezia Peretz vive a Londra e ha ottenuto due dottorati – uno in massmediologia, l’altro in “Lingerie femminile vittoriana”. È autrice di Draghi del mondo moderno: dove sono i cavalieri? (Horton University Press). Non le piacciono le acciughe. 

Dal «Times» del 4 settembre 

dal Professor Bart F. Walla, Università di Bangor

Il signor Babel è arrivato alla consapevolezza che il fatto stesso di dover comunicare ed esprimere le sue idee avrebbe compromesso il suo insegnamento. Egli sa che la vera integrità sta nel mantenere il silenzio, e che ritirarsi dalla luce dei riflettori è la logica conclusione di ogni argomentazione, una conclusione che dice più di mille parole. Il signor Babel ha scelto di non negoziare. La sua anima rimane intatta. 

LA SUA ANIMA RIMANE INTATTA