Oscar Babel e la risonanza accidentale

di Mark Maynard

Oscar Babel non è niente di che – non è un cantante, non è uno scrittore, non è un atleta, non è un attore. Pretende di essere, a modo suo, un guru – ma in cosa consisterebbe di preciso il suo insegnamento? A quale filosofia si ispira? Quale soluzione propone per i mali del mondo? Oscar Babel probabilmente verrà colpito da quella che io chiamo la sra – la Sindrome da Risonanza Accidentale. Il mio sospetto è che il soggetto sia in tutto e per tutto una non-entità, un foglio bianco che qualcun altro può riempire a forza di graffiti, sgorbi a matita, tratti di colore speculativi. Di tanto in tanto si appalesa un individuo innocuo, seppure attraente, a cui per qualche motivo la gente pare interessarsi, una volta che i media e i loro tirapiedi hanno dato la spinta iniziale. E questo individuo, cercando in ogni modo le controversie più insipide e facendo leva su presunte credenziali di anticonformismo appena sufficienti a metterlo in evidenza, riceve un’attenzione nettamente sproporzionata rispetto ai suoi meriti. Ed eccomi qui: sto anch’io aggiungendo la mia voce al chiasso generale – un altro cuoco pronto a rovinare l’arrosto. Il che mi porta al punto successivo. C’è oggigiorno un nuovo problema socio-politico che ci minaccia. È diventato impossibile commentare qualsiasi cosa, e tanto meno criticare qualcosa, senza conferirle un’importanza assolutamente spropositata. Dunque, se a qualcuno saltasse in mente di dire qualcosa su Oscar Babel, quel qualcuno farebbe meglio a tapparsi la bocca. Nell’era dell’universo digitale, abbiamo accesso alla conoscenza, all’arte e al pensiero con una facilità prima sconosciuta. Ma invece che imparare dai maestri del passato – le vere guide spirituali: Gesù, Budda – ci rivolgiamo a pensatori abborracciati, derivativi, confusionari, semplicistici. Sono sicuro che Oscar Babel avrà successo, perché corrisponde pienamente a questa descrizione. Le recenti conferenze di Babel – le “conferegini” – raggiungono un livello di assurdità e vuotezza più o meno equivalente a quello che ci si aspetta quando se ne sente il nome. Cercatene le trascrizioni in rete, se vi serve una cura per l’insonnia. 

Siamo più vulnerabili ai falsi profeti, nella nostra epoca? Credo di sì. Abbiamo dimenticato il valore del lavoro, il valore della conoscenza che lavorando si acquisisce nel tempo, della conoscenza che si sviluppa come un seme premurosamente coltivato. La formazione di un vero pensatore, d’altra parte, richiede duro lavoro. Tuttavia, noi non siamo più disposti alla fatica necessaria. Vogliamo tutto e subito, a portata di click. E in fin dei conti non abbiamo né il tempo né il desiderio di distinguere il vero dal falso. 

mark.maynard@guardian.co.uk

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In conclusione, cosa vediamo quando guardiamo Oscar Babel? Non vediamo forse, come direbbero i Francesi, tout le monde? In questo stanco mondo in cui ci troviamo a vivere, in questa frenesia di motoneuroni, in questo letargico generatore di immagini, nei tentacoli di questa piovra viscida, aziendalistica, violenta e distruttiva che ci divora tutti, cosa rappresenta Babel? È forse un briciolo di sostanza nel mare di alienazione che abbiamo ereditato dai nostri padri (Dio, l’arte e l’amore sono morti, lunga vita alla tv e ai cetriolini)? Ecco l’innocente come leader, il belloccio come profeta e visionario. La convergenza tra il meditativo e il pubblico, tra il confessionale e il devozionale. Naturalmente, il signor Babel è un professionista astuto e abile, non un ingenuo; e la sua brillantezza recondita, esoterica e astrusa è l’altra faccia della sua furbizia. Naturalmente, ci saranno sempre degli intellettuali. Tuttavia, riusciranno a rimanere al centro di un dibattito vibrante e vitale? Oppure tracceranno ghirigori in margine a tomi ingialliti, come topi da biblioteca qualunque? Babel, come un prometeo marlowiano, osa guardare le stelle, e nella sua magniloquenza osa essere percussivo. Ecco allora le parole vorticose delle conferegini, in costante mutazione, la loro carica tendenziosa avvolta nella lucida pellicola della moderna videoarte – un buon trucco, questo, Oscar! Presentare le tue perle più serie usando dei giochi di prestigio sensazionalistici (a cominciare dalla formula del premio Duchamp: “Il guastatore che si impone all’attenzione dei media’ e, visto che c’è, coglie l’occasione per dire cose profonde”). Ecco un cecchino che spara dalle colline, perché sa che in campo aperto sarebbe perduto. Non si indovina, in questo, un Sisifo che combatte una battaglia già perduta? (Eppure non c’è qualcosa di eroico nel tentare?) O forse un Orfeo che scende nell’Ade – l’Ade che è diventato il nostro mondo, il nostro mondo pieno di una turpitudine predatoria e perfida (che presto sarà trasformata in un film di successo). Oscar Babel sa bene che le sue percezioni costituiscono l’alfa e l’omega dell’esperienza. La neolingua marmorea della produzione di massa è l’eredità che ci spetta, così, nei limiti di ciò che è comunicabile, dobbiamo avere dei bisogni (il mondo come autostrada cronologicamente ambigua, pieno di ampi paesaggi che si distendono e per comodità esplodono). Ecco allora il canto semplice e rustico del contadino, ecco gli accenti autentici del mistico, ecco il ragazzo che è padre dell’uomo; ed ecco Babel nella sua cella/celluloide deliberatamente immaginifica che ci sfida a uscire dalle nostre maledette prigioni. 

Lucrezia Peretz vive a Londra e ha ottenuto due dottorati – uno in massmediologia, l’altro in “Lingerie femminile vittoriana”. È autrice di Draghi del mondo moderno: dove sono i cavalieri? (Horton University Press). Non le piacciono le acciughe. 

Dal «Times» del 4 settembre 

dal Professor Bart F. Walla, Università di Bangor

Il signor Babel è arrivato alla consapevolezza che il fatto stesso di dover comunicare ed esprimere le sue idee avrebbe compromesso il suo insegnamento. Egli sa che la vera integrità sta nel mantenere il silenzio, e che ritirarsi dalla luce dei riflettori è la logica conclusione di ogni argomentazione, una conclusione che dice più di mille parole. Il signor Babel ha scelto di non negoziare. La sua anima rimane intatta. 

LA SUA ANIMA RIMANE INTATTA

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